giovedì 28 novembre 2013

Amore scarno

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it


Un rumore di passi lacera l'aria, si fa vicino, troppo vicino, penetra la stanza mentre un odore acre di fumo si fonde con sussurri torvi. L'angoscia mi divora... la Bestia viene verso di me, sfila la cintura dai passanti, i pantaloni piombano sul pavimento... se ne libera! La mia voce sgomenta si fa supplica di bambina: papà non toccarmi... sta' fermo... lasciami! non sono Ada... mi schiacci... no! noooo!... Serro gli occhi l'oscurità mi strazia il petto esplode. Sento l'eco del mio urlo rabbioso che ne accompagna un altro: una violenza si accompagna all'altra, quella senza eguali, che oltrepassa ogni limite.

Le parole trasudano l'orrore di un inaspettato finale. Mister Opale non usa più la cintura per lasciare su sua figlia le cicatrici violente di un debole. Il segno, questa volta, cola livido tra le gambe di Sara con una bava funesta. Di fronte alla realtà raccontata da Tilde Pomes, il cuore del lettore non riesce a frenare. L'invenzione ha i contorni della realtà. È la storia di migliaia di mura domestiche che abbassano gli occhi nel silenzio della vergogna. La rincorsa dell'eredità, che ruba ai bambini l'affetto e la serenità di una famiglia. La meschinità e la brutalità di un padre-padrone, pronto a fustigare sua figlia senza pietà. E senza motivo. L'ottusità di una madre con il pensiero costante alla ricchezza da sfoggiare, ignara dei tormenti notturni di quella donna che diciassette anni prima aveva portato in grembo.


Sara bambina. Sara adolescente. Sara che affoga nell'alcool gli ingiusti insulti dell'abominio, serrati nel suo diario delle lacrime. Sara presa per mano dal fratello Angiolino, l'angelo che la salva dal salto nel vuoto. Dopo la violenza sessuale, partorita dalla continua violenza fisica della Bestia-padre, la prigione psicologica sembra non lasciare altra via di scampo. La liberazione definitiva dal Male che scorre nel sangue si chiama morte. L'infanzia infelice continua a camminare sulla stessa strada. Sui chiodi. Pomes, ostunese di nascita, altamurana di adozione, affida alla penna bambina - poi adolescente - di Sara le pagine di questa testimonianza. Una storia comune a tante e che, come tante, può rimanere muta se non viene urlata a squarciagola. 

Il tempo fa qualche passo indietro, tra gli anni Cinquanta e Settanta. Sara vive ad Ostuni, la città bianca. Qui, insieme al fratello Angiolino, più piccolo di lei, assiste alle sfuriate terrificanti di suo padre su sua madre. Unico pensiero della donna è conservare intatto lo splendore del palazzo signorile ereditato, su cui concentra l'amore negato ai figli. Sara cerca di difenderla anche a costo di farsi male, ma da lei non viene mai difesa. E il dolore non è solamente fisico. Umberto - soprannominato Mister Opale dal film Il testi testamento del mostro - sfila la cintura e sferza, scagliandosi su carne da macello. Umberto insulta e tradisce, fino ad avere ripetuti rapporti sessuali con l'amante, Ada, nella camera della figlia. Mentre lei, nel letto, sente e ingoia tutto. Il cuore lacerato della ragazza parla il linguaggio del pallore e degli occhi lividi. Non riesce a sopportare. Non può più. Il corpo rifiuta il cibo e vive nel ricordo delle carezze e delle parole della nonna, volata in cielo insieme agli istanti di serenità che ogni tanto la vita concedeva a Sara. Un lusso scontato con il prezzo del terrore. 

Amore scarno di Tilde Pomes è viaggio attraverso le voci del mondo femminile, prevalenti tra le pagine del romanzo. È documentario sulla violenza che si schianta contro il muro del voler bene vittorioso. È negazione dell'idillio e riflessione sulla concretezza - nuda e cruda - del mondo più nascosto. È itinerario nella precarietà dell'equilibrio. Un equilibrio che spetta di diritto ad ogni bambino e che gli adulti negano. È realtà guardata negli occhi. Riflessione soffocante, ma necessaria per sopravvivere. Per tornare a vivere.

La recensione di Terre Nomadi si può leggere anche sul sito di Manni Editori.







lunedì 25 novembre 2013

Venezia, la festa della Salute

Ogni 21 novembre, a Venezia, si onora la Madonna nella basilica della Salute per aver liberato la città dalla peste.

di Luca Ferrari
fondatore del web magazine The Way of the Miles
ferrariluca@hotmail.it

Candele Madonna della Salute © Luca Ferrari
A Venezia, il 21 novembre d’ogni anno, è festa per tutti. Abitanti e turisti passano in processione davanti alla basilica di Santa Maria della Salute. Ringraziano la Vergine di aver liberato la Serenissima dalla piaga della peste.

In appena un anno e mezzo, fra il 1630 e il 1631, la pandemia aveva decimato la popolazione veneziana, mietendo oltre 46mila vittime (saranno quasi il doppio, alla fine), più di un quarto dell’intera cittadinanza.

Madonna della Salute, ponte votivo © Luca Ferrari

Fu così che, il 22 ottobre 1630, il doge Nicoletto Contarini pronunciò, nella basilica di San Marco, il voto solenne del Senato della Serenissima per costruire una nuova, grande chiesa e per chiedere alla Madonna la cessazione della pestilenza.

Nello stesso giorno, il patriarca Giovanni Tiepolo pronunciò queste celebri parole: Voto solenne di erigere in questa Città e dedicar una Chiesa alla Vergine Santissima, intitolandola SANTA MARIA DELLA SALUTE, et ch'ogni anno nel giorno che questa Città sarà pubblicata libera dal presente male, Sua Serenità et li Successori Suoi anderanno solennemente col Senato a visitar la medesima Chiesa a perpetua memoria della Pubblica gratitudine di tanto beneficio.

Madonna della Salute, ponte © Luca Ferrari
A risultare vincitore dal concorso indetto per realizzare l’edificio religioso fu il poco più che trentenne veneziano Baldassarre Longhena. D’umile famiglia, il giovane si era formato nella bottega del celebre architetto vicentino Bernardo Scamozzi.

Il progetto prevedeva lo stile Barocco di una chiesa in forma di corona per esser dedicata a La Vergine. Si narra che siano stati impiegati oltre trecentomila pali di rovere per il consolidamento della fondazione.

Madonna della Salute, chiesa © Luca Ferrari
Posizionata nei pressi della Punta della Dogana e all’ingresso del Canal Grande, la chiesa della Salute appare maestosa tanto all’esterno quanto all’interno, arricchita ulteriormente da opere scultoree e pittoriche. Spiccano i dipinti di Tiziano e di Tintoretto.

Il 28 novembre 1631 si svolse il primo pellegrinaggio di ringraziamento. Il 9 novembre del 1687, invece, il patriarca Alvise Sagredo benedisse la chiesa. Il 28 novembre del medesimo anno fu decretato giorno ufficiale della liberazione dal morbo, ma la data della festa venne poi spostata definitivamente al 21.

Venezia, ponte votivo © Luca Ferrari
Dal passato al presente. Sono da poco trascorse le sette del mattino e mi trovo a Venezia. Giunto a ridosso del ponte dell’Accademia, prendo un battello passando sotto il ponte votivo, collocato ogni 21 novembre, per l’occasione, tra le due sponde del Canal Grande, all’altezza della Basilica.

Già a metà mattinata la fiumana di fedeli è inarrestabile, tant’è che c’è bisogno delle Forze dell’ordine per dirigere il traffico umano. Nell’ampio campo a ridosso della Basilica si comprano le candele da accendere in chiesa, così da affidare alla Signora dei Cieli le proprie preghiere. Non manca il lato commerciale, con stand di frittelle, dolciumi di tutti i tipi e palloncini.

Venezia dal ponte votivo © Luca Ferrari


Colonna sonora: Led Zeppelin, Stairway to heaven


 






Mi congedo. Prendo Calle Lanza, proseguendo per Calle del Traghetto di San Gregorio. Sono sul ponte votivo. Mi godo una panoramica disponibile solamente per pochi giorni l'anno. Lascio andare ogni coda d’0cchio alla chiesa della Salute e alla sua leggenda. Un piccolo inchino e arrivederci al prossimo anno.


















venerdì 22 novembre 2013

Viaggi a costo zero in tutta Italia fino a domenica

di Anna Maria Colonna
annamaria9683@libero.it

Fino a domenica la vacanza si paga con dolci, olio, salumi e confetture fatte in casa. Mancano poche ore alla conclusione della quinta edizione della Settimana del baratto, iniziativa che sta raccogliendo migliaia di adesioni in tutta Italia. Partecipare è semplice. Ogni regione ha una lista di bed and breakfast che offrono pernottamenti in cambio di beni e servizi. I soldi restano nel portafoglio. Non servono. A fare da padrona di casa è l'ospitalità.

Per soggiornare a Lecce ci vuole un tavolo da ping pong. Scarpe e borse per fermarsi a Verona. Strutture romane chiedono servizi fotografici, corsi di fotografia, traduzioni in russo o in cinese del proprio sito internet. Firenze mette a disposizione alloggi in cambio di corsi di cucina etnica o di vini. Spulciando tra le domande e le offerte, vengono fuori tante curiosità.

In un momento in cui le tasche piangono, questo risulta il modo migliore per viaggiare a costo zero. E per battere tasto sul settore turistico, dato che l'Italia ha tantissimo da offrire dal punto di vista storico, architettonico, artistico e naturalistico. Con il baratto si scambiano anche esperienze, tradizioni, usanze e, soprattutto, contatti umani. Una sorta di gemellaggio a lungo raggio.

Tutte le informazioni, sul sito dell'iniziativa.